Bacheca, Viva la curiosità

Novant’anni, la dedica di un amico

Redazione

lbaldini


 Viva la curiosità
di Gualtiero



n. 12 – febbraio 2025


Versi dolci, parole affettuose, me le ha dedicate un amico, un amico vero non un amico-social, in occasione del mio novantesimo compleanno.
Lo ripeto: parole dolci, parole affettuose, un inno alla vita; parole di rimpianto, ma anche di speranza, di riscossa.
Tu, amico mio, scrivi – e io condivido – che abbiamo sempre voluto un mondo più giusto, “e tanti di noi ci avean preso gusto”. “Ma ora è finita, ognuno per sé è il nuovo inno alla vita”? No, Gualtiero, noi abbiamo continuato a vivere insieme, in gruppo sodale; con pazienza e fatica abbiamo continuato a credere che un mondo più giusto è ancora possibile. Fra l’altro, tu, in conclusione, hai scritto: Compagni da casa, dai vostri divani, aprite le porte, chiamate i vicini, scendete giù in piazza pei vostri bisogni. Mai finirà la stagione dei sogni. Il sottotitolo alla dedica era: “(sull’aria di Contessa)”. Contessa? Ma io ricordavo vagamente quell’aria e, spinto dalla mia curiosità, sono tornato a riascoltarla quell’aria, a rileggere quelle parole, che hanno costituito la colonna portante del ’68, una stagione politica che ha contrassegnato un’epoca, fra attentati della Destra, assassinii delle Brigate Rosse e sconcerto della Sinistra. Quante volte, chissà quante volte ho urlato quella canzone in coro con amici/compagni.
In breve la trama. Gli operai, “quei quattro straccioni han gridato più forte / di sangue han sporcato i cortili e le porte” e noi gli abbiamo dato la dovuta solidarietà, abbiamo gridato ai nemici di classe: “Vogliamo la guerra / vogliamo vedervi finir sotto terra”. E abbiamo ancora gridato: “Le idee di rivolta non sono mai morte” e se, fra noi, c’è chi lo afferma, “sputategli addosso, perché “la bandiera rossa ha gettato in un fosso”. Per noi “nessuno più al mondo deve essere sfruttato”; il prezzo, di sicuro, “lo abbiamo pagato”.
Parole nobili, parole forti quelle di Contessa, autore Paolo Pietrangeli. Magari io, nello scontro politico, oggi non voglio più vedere i miei avversari finir sotto terra e non sputo addosso ai compagni che cambiano idea. Già queste mie riflessioni mi dicono che io, un po’, sono cambiato. Ma spero, sono anzi convinto che “non finirà mai la stagione dei sogni”: è una ragione di vita.



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