Sabato 10 maggio – Punta Trento e Punta Trieste dai Piani di Pezza
Sul cucuzzolo della montagna con la neve alta così
Elsa si è ripetuta: una temperatura piacevolmente fresca e soli cinque minuti cinque di pioggia ci hanno fatto agevolmente guadagnare i duemiladuecento e rotti metri delle due cime, da cui si godeva un panorama da uuuuuuurlo in mezzo a tanta tanta neve.
Più in basso, sull’altopiano di Pezza e nella faggeta un’esplosione di fiori fiori fiori, dalle primule alle genziane dagli anemoni ai crochi alle violette.
E, mentre le crucche Sandra ed Andrea (la genetica significa pur qualcosa!) si affrettavano verso le vette, gli altri si attardavano a raccogliere, appunto, fiori, ma anche palline di sterco (taceremo il nome della bucolica collezionista) ed addirittura un’intatta punta di lancia del mesolitico: il merito della straordinaria scoperta va a Stefano, di cui ci fa piacere salutare il ritorno, speriamo stabile, alle nostre escursioni.
E se alcuni trovavano oggetti, qualcun altro ne perdeva. Per esempio, la scrivente, che, con recidiva aggravata (ti ricordi, Gualtiero, il tuo poemetto sul compianto sacco a pelo nel crepaccio dell’Amiata?), lasciava da qualche parte la turchina borraccia.
O, peggio, il nostro accompagnatore, che, pur non perdendo la via né perdendosi d’animo, dimenticava in macchina il pranzo proprio e della consorte (e dire che ci aveva fatti fermare apposta a Rocca di Mezzo per comprarlo!) e (sbadato ma previdente) smarriva sul cammino occhiali da sole ed ombrello, ma, per fortuna, grazie zia (Elsa)!
Nella discesa lungo i fianchi innevati dei monti ognuno si è mosso con i mezzi più congeniali, chi banalmente con i piedi, chi, ancora la scrivente, in maniera più rapida pur se meno decorosa.
Niente a che vedere con lo stile very british con cui la coppia Emma e Flavio, lei col suo leggiadro ombrellino, lui con la sua borraccia a tracolla e giacchino sul braccio, ascendevano e discendevano dai monti senza palesare fatica né scompostezza.
Il fuoco incrociato di ben tre fotoreporter ha immortalato le acrobazie dei nostri prodi a beneficio del costituendo archivio.
E non vi ho detto che in quella ecologicamente così acconcia cornice abbiamo incontrato, escursionista anch’egli, un verde verde già onorevole personaggio, l’ancora affascinante Mattioli con tanto di pantaloni alla zuava.
Un grazie di cuore alla distratta forse ma certo tecnicamente affidabilissima nostra guida, Bruno, lui duca, lui segnore, lui maestro.