Sabato 30 ottobre, Domenica 31 ottobre e Lunedì 1° novembre – Tra Oriente e Occidente: percorsi nelle Terre di Puglia. Trekking urbano a Bari.
Arcoiris in Terra di Bari
Della Puglia, Marina mia, c’è chi conosceva il Gargano (e Peschici e Rodi e Mattinata…) e chi Ostuni, Otranto, Gallipoli; c’è chi conosceva il barocco “dorato” di Lecce o i trulli di Alberobello; io nel Gargano coi figli piccoli ci avevo piantato la tenda (veramente le tende le piantava Elsa, io aiutavo…); ma Bari. Bari la conoscevano in pochi: Paola, che ci tiene una sorella sposata, Francesca e Roberto, che ci sta una cugina… Ho detto Bari, ma è più
preciso chiamarla “Terra di Bari”, come dicono da queste parti, includendo le città vicine.
Come Trani.
A Trani ci siamo andati sabato mattina col treno; robba de ‘na mezzoretta. Scendi dal treno e stai già al centro storico; ci fermiamo (Marì, eravamo ventotto!) dentro una villa pubblica, Luciano spiega e uno del posto, un anziano “saputo”, integra e conferma quanto Luciano ci racconta. Poi andiamo verso il mare, dove si erigono il Fortino e la Cattedrale (questa l’avremmo visitata nel pomeriggio); adesso facciamo la visita “guidata” del centro: strade, stradine, piazzette e vicoli in pietra bianca, bianche le case, bianche le chiese, tutto pulito (siamo molto lontani da Napoli). Intanto, abbiamo fatto spesa per il pranzo al sacco (spesa modica di due euro e mezzo a persona, che compensa l’albergo, comodo ma che ci costa, la coppia, una ottantina di euro a notte) e seduti davanti al Fortino consumiamo i nostri panini. A Bari ritorniamo alla spicciolata fra le sedici e le diciassette.
Dopo la prima cena del venerdì (antipastini a iosa, patate fritte a fettine, tagliate a mano come quelle di una volta, e cavatelli in varie salse; e, in chiusura, dolci casarecci), sabato sera abbiamo puntato sul “pescato” (io fritto di calamari, ma molti un polipo che usciva dal piatto coi suoi minacciosi tentacoli). Uscendo dal ristorante, quel che ci ha meravigliato è
stata la quantità di giovani in giro per la città fra le dieci e le undici, in quell’ora che di solito la notte avvolge le città…
Le due visite guidate, quella della domenica e quella del lunedì (a ranghi ridotti, perché qualcuno aveva anticipato il ritorno) ci hanno svelato di Bari diverse anime, quella murattiana borghese, quella delle case popolari, quella “vecchia”, dove le donne lungo i vicoli impastano la farina con l’acqua e fanno le famose orecchiette che si possono comprare sul posto, quattro euro al chilo. Visite guidate che al solito Luciano ha condotto
con doviziosa meticolosità, coadiuvato da Claudio (Federico II, anatomizzato nelle sue diverse peculiarità: uomo di stato, di lettere e d’arte; niente delle sue “scorte” amorose, mentre la stampa quotidiana ci informava delle vivaci notti di Silvio con Ruby e compagnia) e da Caterina, che raccontava quadri di Bari, dando voce a belle pagine di Carofiglio. Poi dicono che con Arcoiris si gozzoviglia soltanto…
Bari “monumentale” vuol dire, fra l’altro, L’università “Aldo Moro”, fino all’anno scorso intitolata a Mussolini, i Teatri Petruzzelli e Piccinni, il Castello Svevo, Villa Garibaldi, dove tanti anziani giocano a carte, utilizzando sedili e tavoli di pietra, le due grandi Chiese, la
Basilica dedicata a S. Nicola e la Cattedrale a S. Sabino. Sorvoliamo – per carità familiare – sul fatto che le tre palle che caratterizzano la figura di S. Nicola (forse arance?), Elsa le aveva interpretate più… realisticamente, influenzata dalle intemperanze di Silvio.
Alla prossima. Gualtiero