racconti dalla quarantena

Portabottiglie

Redazione

lbaldini

racconti dalla quarantena: resoconti di giornate fra cucina e soggiorno percorrendo viaggi fantastici o meno.

Roma, 20 marzo 2020.

Viaggio all’interno di casa mia in ottanta (speriamo di no) giorni (2)

Il supermercato svedese non lo si conosceva ancora, ma qualcuno si era già inventato di farci comprare cose da costruire. Uno degli oggetti con uno stato di servizio tra i più longevi in casa è il portabottiglie che abbiamo in cucina. Di sicuro (???) è il primo mobiletto che ci siamo montati da soli. Allora era un’eccezione, poi i connazionali di Borg ne hanno fatto una costante. Madonna quanto mi rode sta’ cosa. Tu vai fino a lì, consumi benzina, sfidi una folla di persone per trovare parcheggio, devi prendere foglio e penna per scrivere gli indispensabili oggetti che intendi comprare, percorri corridoi chilometrici dove sono esposte cose di cui, al novanta per cento, non te ne frega niente, ti perdi in magazzini con scaffalature da stazione lunare, carichi il carrello di scatole sbagliando la scelta di almeno una su tre, ti infili in code chilometriche per pagare il conto combattendo con computer e pistole elettroniche. A quel punto si è fatta l’ora di pranzo, che fai, non vai ad assaggiare polpette svedesi, succhi svedesi, verdure svedesi, salse svedesi, … ? Insomma hai speso un patrimonio di tempo e denari ma sei solo il prologo. Ora è inizia il  bello: portare gli scatoloni a casa, inforcare gli occhiali da lettura per decifrare i fascinosi libretti d’istruzione, togliere gli occhiali da lettura per cercare la vitarella giusta da inserire nel pertugio idoneo, evitare di farti cadere la vitarella perché altrimenti devi reinforcare gli occhiali, questa volta quelli da lontano, e battere palmo a palmo tutto il pavimento di casa. Alla fine della giornata, ce l’hai fatta: quel parallelepipedo composto da quattro tavole, uno sportello e uno schienale posteriore di compensato è pronto. È carino e costa poco, ma perché Ikea non assume un po’ di operai in più e provvede a costruirseli in proprio i mobili che vende? Anche perché, altrimenti, sarebbe opportuno non dico che corrispondesse ai propri clienti un corretto salario, ma almeno versasse gli appropriati contributi ad Inps ed Inail! 

Da quanto detto finora si può capire che gli svedesi non hanno una grande rappresentanza tra i mobili di casa nostra, tuttavia anche le barriere più arcigne presentano delle crepe e ogni volta che lo sguardo mi cade sul cesto dei panni da lavare o sullo sgabello del bagno, sul mobile dei saponi o sulla lampada della libreria mi sento di aver tradito la causa. Quanto è difficile non venir meno ai propri principi! (2. continua)

Luciano B.

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